Kasimir Malevich
Vita (1878 Kiev -1935 San Pietroburgo )
Si formò nella scuola d’Arte di Kiev e nell’accademia di Mosca. Inizialmente dipingeva alla maniera Post-Impressionista, ma non ottenne grandi risultati. In seguito il suo stile si può dire intermedio fra il Cubismo ed il Futurismo, infatti dal primo riprese la frammentazione della forma, dal secondo la moltiplicazione dell’immagine. La sua prima composizione suprematista risale al 1913, è il “Quadrato nero su fondo bianco”. Nel 1915 il suprematismo venne teorizzato in un manifesto scritto in collaborazione con Majakovskij, in seguito la poetica del movimento venne definitivamente fissata nel saggio “Il suprematismo ovvero il mondo della non rappresentazione”. Per alcuni anni le sue composizioni si arricchirono gradualmente nella gamma cromatica, nelle forme (triangoli e frammenti di cerchi) e ripristinò addirittura qualche illusione di profondità. Ma nel 1918 ritornò alla purezza dei suoi ideali originari producendo “Quadrato bianco su fondo bianco”. Nel 1919 dichiarò conclusa l’esperienza suprematista e si dedicò principalmente all’insegnamento ed alla scrittura, ritornando alla figura solo negli ultimi anni di vita. Ma ciò non lo aiutò a ripristinare i rapporti con il regime che ormai richiedeva ai suoi artisti il solo “realismo socialista”. Morì povero e solo.
Il Suprematismo
Malevich proclamava la volontà di radicale astrazione dell’artista, il cui obbiettivo era di creare un “mondo senza oggetti”. Scriveva così: “L’oggetto in se non ha senso… le idee della mente cosciente sono inutili” e “la supremazia del sentimento puro”. Da queste due espressioni chiave si evince un secco no ad una rappresentazione oggettiva, in favore di una rappresentazione priva di alcun riferimento alla realtà ed il tema principale delle opere suprematiste: i movimenti interiori dell’animo, evidenziati nei rapporti e le tensioni esistenti fra le forme geometriche e lo spazio circostante.
“Quadrato bianco su fondo bianco” (1918, conservato nel Museo d’arte moderna di New York)

Il dipinto costituisce il culmine espressivo della concezione pittorica di Malevich, la totale liberazione dell’oggetto. Su un fondo completamente bianco si distingue soltanto attraverso la sottile linea del perimetro la figura geometrica del quadrato che con leggerezza sembra librarsi verso l’alto. Solamente il variare delle pennellate consente all’osservatore di distinguere le diverse parti della figura. Nel 1922 l’artista scrisse:” Il suprematismo bianco si spinge verso una natura bianca e priva di oggetti, verso impulsi bianchi, verso una conoscenza ed una purezza bianche come verso lo stadio più alto di ogni realtà, della quiete come del movimento”.